Rosa e Ricarda: da una vita di estrema povertà… all’amore della grande Famiglia NPH Perù.

18.10.2019  in  News ed eventi

Aprile 2019 è stato un mese importante per la Casa NPH in Perù poichè sono state accolte due sorelline: Rosa*, 3 anni e Ricarda*, 2 anni.

Per NPH tutti i bambini sono speciali. Ma la piccola Rosa lo è doppiamente in quanto è la prima bambina con la sindrome di Down ad essere accolta nella Casa.

Nei giorni prima del loro arrivo, Jenny, assistente sociale della Casa e una sua collega psicologa, sono state accompagnate dal Centro di Emergenza per le Donne a osservare le condizioni di vita delle due sorelline nella loro famiglia di origine. E per loro è stato molto importante poiché hanno potuto analizzare il livello di autonomia di Rosa, per capire come accoglierla al meglio nella Casa NPH.

Dopo aver visto in che condizioni vivevano le due bambine, lo staff NPH si è allarmato: a causa del livello di estrema povertà della famiglia, la loro casa era molto precaria, disordinata e sporca e la struttura instabile. E, come se non bastasse, sul retro avevano anche una piccola fattoria, ulteriore motivo di un ambiente poco salubre e poco sicuro per le piccole.

All’inizio, quando Jenny si è avvicinata alle bambine, loro erano molto spaventate, piangevano costantemente e facevano fatica a farsi capire. La loro salute sembrava precaria, così come la loro nutrizione. Ricarda non sapeva comunicare in nessun modo e Rosa a fatica camminava. Entrambe soffrivano di problemi ai bronchi e di asma acuta.

Jenny e la sua collega subito hanno capito che le bambine avevano bisogno di assistenza immediata e che NPH doveva agire molto velocemente.

Come prima cosa, è stato elaborato un calendario preciso di vaccini da fare, partendo dai pochi documenti in loro possesso. Rosa ne aveva fatto un solo quando aveva quattro mesi; Ricarda, invece, era stata vaccinata alla nascita. Tutti i vaccini mancanti sono poi stati fatti in una clinica medica a Cañete ma il rischio sanitario per loro rimaneva molto alto.

Rosa ha visitato numerosi specialisti e pediatri fuori dalla Casa e ancora oggi continua ad essere monitorata, con visite settimanale con il dottore della Casa e mensili con il pediatra. Inoltre, la Casa è stata equipaggiata per venire incontro ai suoi bisogni speciali e le tias hanno ricevuto una formazione specialistica per poterle garantire le migliori cure possibili.

Nel tempo, le bambine hanno raggiunto grandi risultati, grazie ad un costante monitoraggio e alle attenzioni che sono state riservate loro.

Inizialmente, entrambe avevano difficoltà a giocare e comunicare con gli altri bimbi. Non sapevano come tenere in mano una penna, come disegnare e in generale non sapevano come muoversi. Grazie a terapie di stimolazione tenute da Lisa Maurer, terapista della Casa, hanno incominciato a interagire sempre di più.

Vivere con altri bambini della loro età, la ha aiutate a migliorare il livello di interazione. Ricarda ora sa giocare e condividere con le altre bimbe. Lavora duramente per imparare a parlare e cerca di ripetere tutto quello che sente dire. In questo momento sta imparando i colori e gli animali.
Rosa, invece, ha più libertà di movimento, è più indipendente e capisce quando le persone le parlano.

Qualche giorno fa le stavo osservando durante un’attività organizzata dalle tias. Una delle altre bambine stava piangendo perché aveva perso durante un gioco. Rosa le si è avvicinata e ha provato a calmarla, asciugandole le lacrime” racconta Andrea Olivari, la sua psicologa. “Rosa ha un buon livello di comprensione ed empatia, e questi suoi modi di fare vanno oltre la sua disabilità e ci dimostrano, invece, la sua abilità nell’interagire con gli altri bambini. Spesso sa reagire anche meglio degli altri bimbi!”


Il loro inserimento nella scuola è stata la chiave di svolta nello sviluppo di entrambe. Rosa, stando insieme agli adulti, è diventata più socievole e ha sviluppato maggiormente le sue capacità motorie, grazie anche al cibo sano e al camminare. Ricarda, invece, è una bambina molto intelligente e ama i puzzles.
Le ragazze seguono una dieta bilanciata, con tre pasti al giorno e piccoli snack. Ricevono cure mediche e stanno crescendo in un ambiente più familiare.

È difficile dire cosa sarebbe successo alle piccole se Jenny e la sua collega non le avessero trovate. Vivere in una condizione di estrema povertà, senza la minima educazione, una sana nutrizione e le cure adatte a chi ha delle disabilità avrebbe sicuramente portato la famiglia ad un ulteriore livello di povertà, malattie e magari anche alla loro morte.

Ad ogni modo,siamo felici perché oggi loro sono un altro bellissimo tassello del lavoro di NPH, che ancora una volta è riuscita a rompere il ciclo di povertà.

*i nomi delle bambine sono stati cambiati per motivi di privacy.

Ci sono tanti bambini in attesa di un padrino o di una madrina! Aiutaci e passaparola!
Per informazioni sull’adozione a distanza: 02/54122917, padrini@nph-italia.org

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